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ASIA/PAKISTAN - La famiglia di Asia Bibi in Vaticano: “Il Papa pregherà per noi e con noi”

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Posted on: 02/26/18
Città del Vaticano – “Crediamo in Gesù Cristo e a Lui ci rivolgiamo mettendo nelle sue mani la vita di Asia. Siamo certi che il Signore ci ascolterà, anche grazie alla preghiera del Papa e di tutti i fedeli del mondo": lo dice all’Agenzia Fides Ashiq Masih, marito di Asia Bibi, la donna cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia e tuttora richiusa nel carcere femminile di Multan, in Punjab. Ashiq Masih è giunto in Vaticano con la figlia Eisham e parla all’Agenzia Fides alla vigilia dell’incontro con Papa Francesco: “Asia Bibi confida nella preghiera del Papa e chiede al Santo Padre di pregare per lei e per la sua liberazione”, rimarca. "Vive la sua prigionia con grande fede e si affida ogni giorno al Signore. Viviamo questo privilegio di incontrare il Santo Padre con grande fiducia. Gli chiediamo di pregare per noi e con noi”, dice l’uomo. Anche la figlia Eisham afferma la sua speranza di “rivedere sua madre il più presto possibile, in un luogo pacifico e nella tranquillità familiare. Per questo prego ogni giorno”, dice.
Asia Bibi è in carcere dal 2009 e, dopo la sentenza di condanna a morte nel processo di primo grado, confermata in appello, attende l’udienza nel ricorso davanti alla Corte Suprema, terzo e ultimo grado di giudizio.
Secondo Joseph Nadeem, responsabile della “Renaissance Education Foundation”, la Fondazione che in Pakistan si sta prendendo cura della famiglia di Asia Bibi e ne sostiene le spese legali, “gli avvocati stanno curando il ricorso e siamo in attesa della data di udienza, che speriamo avvenga al più presto. Questa famiglia vive il dramma della reclusione di una moglie e madre innocente. Confidiamo nella magistratura e nella giustizia. Possiamo dimostrare ai giudici, senza ombra di dubbio, che Asia non ha commesso alcuna blasfemia”.
Il caso di Asia Bibi è divenuto un simbolo in Pakistan e i gruppi estremisti islamici chiedono che la donna venga giustiziata. Il suo caso è stato citato e strumentalizzato anche durante le manifestazioni di piazza antigovernative organizzate nei mesi scorsi a Islamabad da gruppi integralisti islamici. Nel documento di accordo, che ha messo fine alla protesta, l’esecutivo pakistano si è impegnato a non modificare in alcun modo la legge sulla blasfemia, di cui si continua ad abusare in Pakistan, come avvenuto nel caso di Asia Bibi.

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