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ASIA/LAOS - La Chiesa ricorda Lionello Berti, primo Vescovo e missionario

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Posted on: 02/26/18
Luang Prabang - La piccola Chiesa laotiana partecipa spiritualmente, con grande affetto e riconoscenza, alla commemorazione di mons. Lionello Berti, missionario degli Oblati di Maria Immacolata scomparso in Laos il 24 febbraio di 50 anni fa. Come ricorda all'Agenzia Fides p. Angelo Pelis, missionario Omi per molti anni nel piccolo paese del Sudest asiatico, “mezzo secolo dopo la tragica morte mons. Berti, primo Vescovo del Nord Laos, parteciperemo con commozione all'Eucarestia per la sua commemorazione a Reggello , il 24 febbraio, con altri testimoni del dramma ancora inciso nell'anima”. Reggello si trova nella diocesi di Fiesole, paese natale di mons. Berti.
Da sacedote, dopo essersi unito agli Oblati di Maria Immacolata, nel 1957, Berti accettò la sua designazione al Laos settentrionale, partendo con altri cinque compagni. Il Laos, ex colonia francese, indipendente dal 1955, allora contava poco più di tre milioni di abitanti, appartenenti a un mosaico di etnie molto distanti tra loro per lingua, usi, costumi.
Gli Oblati di Maria Immacolata erano presenti nel nord del paese, in un'area con popolazione animista e buddista, dal 1935, e l'arrivo dei sei giovani sacerdoti italiani dette nuovo slancio all'opera missionaria. Nel 1963 venne creato il Vicariato di Luang-Prabang, di cui monsignor Berti sarà il primo vescovo. Le condizioni di vita per la popolazione, in questo paese povero e sprovvisto di vie di comunicazione, erano complicate dalle azioni di guerriglia che le opposte fazioni, fra le quali i comunisti del Pathet-Lao, ingaggiarono per ottenere l'indipendenza.
In tale quadro era facile identificare la religione cattolica come "la religione dei colonialisti" e i missionari ne fecero le spese. Furono infatti nel complesso 17 i sacerdoti e catechisti che in quegli anni sacrificarono la vita, impegnati nel servizio pastorale, beatificati l'11 dicembre 2016 a Vientiane. Del resto i primi missionari erano giunti insieme ai colonizzatori francesi che avevano intravisto nella propagazione della fede cristiana un possibile veicolo per estendere la propria influenza politica sulla popolazione.
Nel 1962, a soli 37 anni, p. Lionello Berti venne consacrato Vescovo e nominato vicario di Luang-Prabang. Quando la zona di Luang-Prabang fu affidata a mons. Berti contava 80 cattolici e, nel 1968, alla morte, erano un migliaio: nei suoi cinque anni di ministero pastorale, nonostante la povertà di mezzi e di personale, la missione si estese fino ai confini della Thailandia, della Birmania e della Cina. Bertì iniziò i lavori di costruzione della cattedrale, del seminario e delle scuole. Affidò alle Suore della Carità la cura dei malati e in parte la formazione dei catechisti. Fondò la congregazione delle “Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa” per la formazione umana e cristiana della donna, ordine secolare che continua la sua opera anche al giorno d'oggi.
Il 24 febbraio del 1968 un piccolo gruppo di famiglie Hmong si preparava a partire per l'area di Sayaboury, dove cercavano rifugio dai guerriglieri che imperversano sulle montagne. Mons. Berti decise, con delicatezza paterna, di accompagnarle per verificare la loro sistemazione. Inspiegabilmente, a pochi minuti dalla meta, l'aereo su cui viaggiavano si inabissò nel Mekong. I resti dei corpi di 13 persone vennero straziati dagli animali e dalla permanenza nel fiume. Dopo undici giorni dal disastro, davanti agli occhi stupefatti dei compagni di missione, dal fiume emerse, miracolosamente intatto, il corpo del giovane vescovo.
Durante la rivoluzione del 1975, i missionari stranieri furono espulsi, le loro proprietà sequestrate e adibite ad uso civile, la cappella fu trasformata in magazzino e della tomba di mons. Berti si persero le tracce per trent'anni. Successivamente, grazie a una paziente opera di mediazione con le autorità locali laotiane la tomba è stata rintracciata e risistemata dignitosamente.

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