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ASIA/KAZAKHSTAN - I primi 20 anni di Astana, la smart city attenta alla convivenza delle religioni

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Posted on: 08/05/18
Astana - Tolleranza religiosa, disarmo nucleare e sostenibilità ambientale sono i tre capisaldi che hanno forgiato la strategia economico-sociale attuata da Nazarbaev e, con essa, anche la città di Astana. Lo illustra all’Agenzia Fides Giannicola Saldutti, redattore di InTerris e ricercatore associato all'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie , rientrato da poco in Italia dopo aver trascorso un periodo nella Capitale del Kazakhstan, in occasione del ventennale della fondazione della stessa città.
Astana, che ha festeggiato l’importante anniversario lo scorso 6 luglio, “è stata realizzata per rilanciare l’immagine di un Paese nuovo, desideroso di imprimere il proprio marchio e di giocare un ruolo strategico nella partita geopolitica contemporanea. Dunque, i principi urbanistici e la simbologia cittadina rimandano direttamente a questa nuova ambizione: un esempio su tutti è costituito dal Palazzo della Pace e della Riconciliazione, simboleggiante la convivenza dei numerosi culti e delle tante etnie che compongono il mosaico kazako. Al tempo stesso, la sostenibilità ambientale e la denuclearizzazione del Paese si sono rese assolutamente necessarie, considerando i danni ingenti subiti dal Kazakhstan durante il periodo sovietico: il poligono nucleare di Semipalatinsk è stato chiuso nel 1991, quando l’intero Paese ha rinunciato alla produzione di energia atomica”, spiega Saldutti.
Il ventennale è stato festeggiato nel corso di una lunga settimana di eventi. Racconta il ricercatore: “C’è stato un grande concerto all’aperto tenutosi nei pressi del Museo Nazionale, seguito da uno spettacolo pirotecnico e da giochi di luce che richiamavano i colori nazionali: l’oro ed il celeste. La città ha, inoltre, ospitato due eventi di grande rilievo per il continente asiatico: il Forum dei Sindaci delle Città sulla Via della Seta e, soprattutto, l’inaugurazione dell’Astana International Financial Center, un centro strategico pensato in collaborazione con Shangai Stock Exchange e Nasdaq, che mira a diventare il principale hub finanziario dell’Asia Centrale, nonché punto di riferimento in materia di finanza islamica”.
“Oggi Astana è una ‘cattedrale nel deserto’ nel vero senso della parola. Ci si sente protetti in una tecnologica campana di vetro, ma già salendo sul belvedere del Bayterek e cambiando punto di vista ci si rende conto, con sommo stupore, dell’impresa titanica compiuta dal Kazakhstan: edificare dal nulla una vera e propria capitale nel bel mezzo della steppa, un qualcosa che, visto con i propri occhi, sa di stupefacente”, rileva lo studioso.
Con la sua modernissima skyline e le fattezze da smart city, Astana si candida diventare il principale ponte tra Oriente e Occidente: “Al momento, si sta imponendo come il maggiore centro di investimenti e progetti nel mondo dell’Asia Centrale. In città è palpabile una folta presenza di investimenti, soprattutto nel settore edilizio, provenienti principalmente dalla Cina e dalla Corea del Sud. Astana trova il suo senso proprio nel nome : la città è stata pensata proprio per avviare, da un punto di vista prima simbolico e poi sostanziale, un processo di nation building che, nel pieno della crisi degli anni ’90, sembrava un azzardo. La vecchia capitale Almaty risentiva di un’atmosfera prettamente sovietica, mentre le ambizioni kazake necessitavano di un luogo simbolico nuovo, posto al centro dell’Eurasia, un nuovo perno su cui fare leva per proporre un’immagine nuova. Nursultan Nazarbaev ha recentemente affermato che l’effettiva indipendenza kazaka ha avuto luogo proprio nel momento in cui Astana è stata presentata alla comunità internazionale in funzione di capitale. È lecito pensare, dunque, che il futuro di questa città sarà senza ombra di dubbio anche il futuro del Paese intero”, conclude Saldutti.
Il prossimo ottobre, la Capitale kazaka ospiterà il VI Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, dal tema "Leader religiosi per un mondo sicuro". Nel mese di giugno, il Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, ha invitato Papa Francesco a partecipare all’iniziativa, mediante una lettera d'invito consegnata in Vaticano dal Presidente del Senato kazako, Kasym-Zhomart Takayev, ricevuto dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin.



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