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AMERICA/STATI UNITI - I confini sicuri e trattare umanamente chi fugge da persecuzione e miseria non si escludono a vicenda

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Posted on: 01/12/19
Newark – Nel messaggio alla nazione di martedì 8 gennaio sulla questione dei migranti alla frontiera, Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, ha attaccato i migranti centroamericani che cercano di entrare nel paese. Il Presidente ha detto che il confine meridionale è una strada attraverso la quale entrano le droghe illegali, il che causerebbe più morti che “tutta la guerra del Vietnam”. Di conseguenza ha proposto di creare un muro al confine con il Messico per fermare il traffico di droga. La Casa Bianca ha presentato al Congresso una proposta per affrontare “la crisi umanitaria e di sicurezza nazionale” che esiste al confine, ha annunciato Trump.
Tra le reazioni suscitate dal discorso del Presidente, il Cardinale Joseph William Tobin, redentorista, Arcivescovo di Newark, il giorno seguente ha rilasciato una dichiarazione, inviata anche a Fides, in cui afferma: “Ho ascoltato con profonda delusione le parole disumane usate per descrivere i nostri fratelli e sorelle immigrati. Questi uomini, donne e bambini non sono né numeri né statistiche criminali, ma persone in carne e ossa con le loro proprie esperienze e storie. La maggior parte di loro fugge dalla miseria umana e dalla violenza brutale che minaccia la loro vita. Immagini false e spaventose cercano di provocare una specie di amnesia, per far sì che questa grande nazione giunga a negare le sue radici che si trovano negli immigrati e nei rifugiati”.
Il Cardinale cita quindi Papa Francesco, che nello scorso giugno, in un discorso tenuto a una conferenza sull’immigrazione internazionale, ha affermato: “Dobbiamo smettere di considerare gli altri come minacce alle nostre comodità per valutarli come persone la cui esperienza e valori di vita possono contribuire notevolmente all’arricchimento della nostra società”. Quindi il Card. Tobin prosegue: “Coloro che raggiungono i nostri confini in cerca di asilo o sfuggono a una terribile povertà non sono numeri in un dibattito politico, ma sono stranieri e prossimo che le nostre Scritture ci chiedono costantemente di accogliere. Come Pastore del popolo di Dio nel nord del New Jersey, chiedo a tutti i nostri leader legislativi di unirsi per il bene comune. Che lavorino, nonostante le differenze, per il bene di tutti. Queste vite dipendono letteralmente da ciò".
Mons. Joseph Vásquez, Vescovo di Austin, in Texas, Presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, nella sua dichiarazione di ieri, giovedì 10 gennaio, chiede al Presidente e ai leader del Congresso di trovare una soluzione per la situazione della frontiera: “I confini sicuri e il trattare umanamente quanti fuggono dalla persecuzione e cercano una vita migliore non si escludono a vicenda. Gli Stati Uniti possono garantire entrambi, e devono farlo senza incutere paura o seminare odio. Continueremo a sostenere la riforma dell'immigrazione per far progredire il bene comune e affrontare questi problemi”.
Quindi Mons. Joseph Vásquez esorta i legislatori a “guardare oltre la retorica e a ricordare la dignità umana che Dio nostro Padre ha dato a ciascuno di noi semplicemente perché siamo tutti suoi figli”, quindi auspica che il Presidente e i leader del Congresso si riuniscano per “mettere fine al blocco con una soluzione che riconosca la dignità del lavoro dei dipendenti interessati, rispetti l'umanità di tutti, indipendentemente dallo status di immigrazione, e protegga la santità della vita umana".



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